In Gran Bretagna l’agroalimentare italiano è protagonista della GDO


Il Regno Unito si conferma uno dei principali mercati di sbocco per le produzioni alimentari made in Italy. È quanto emerge da un'analisi di Osservatorio Food - centro di raccolta e analisi dati di Food, società editoriale multicanale specializzata nell'agroalimentare italiano, da 30 anni punto di riferimento per il food&beverage nazionale - che mette a confronto i dati di alcune delle principali società di consulenza, raccogliendo sul tema il commento di esperti internazionali del settore.

Nonostante la pandemia e la Brexit, il nostro Paese mantiene un trend positivo nelle esportazioni verso la Gran Bretagna, a differenza di altri membri dell'Unione europea, storicamente importanti fornitori di F&B nel Regno Unito. Centrale per lo sviluppo delle esportazioni italiane il ruolo dei Big Retailer: il 95% degli shopper britannici acquista prodotti italiani al supermercato. Pasta secca (95%), sughi per la pasta (67%), formaggio (60%) sono in cima alle preferenze d'acquisto. Inoltre, più di due consumatori su cinque comprano prodotti made in Italy anche all'interno di negozi specializzati, optando soprattutto per caffè, vino, prosciutti e formaggi (fonte BVA-BDRC).

In generale, il 66% dei britannici indica la cucina italiana tra le top tre preferite a livello globale. Un dato che sale al 70% se si considerano solo le risposte degli under 55 anni. La popolarità del cibo italiano oltremanica è spesso supportata dall'ampia disponibilità di prodotti in diverse categorie. Lo rivela la ricerca The pricing landscape of Italian food in the UK Grocery, realizzata da ESA Retail. È il caso per esempio dei piatti pronti, in cui ben il 29% dell'assortimento è rappresentato da Italian food, secondo solo alle proposte della cucina britannica.

La GDO quindi traina le vendite del F&B italiano in UK, in un contesto particolarmente favorevole per il nostro Paese: nel 2020 le esportazioni italiane di prodotti agroalimentari e bevande verso il Regno Unito hanno raggiunto quasi i 3 miliardi di sterline, registrando, dopo una importante flessione nei primi mesi dell'anno, una ripresa e un incremento dell'1,7% rispetto al 2019 e il food in particolare ha segnato +5,37%. Il trend a volume, infine, segna una crescita del +6,44% (fonte ICE su dati Uktradeinfo). Un dato particolarmente significativo se visto nel contesto generale delle importazioni nel Regno da tutto il mondo, il cui valore complessivo segna -1,09%, con la flessione più rilevante registrata nelle importazioni provenienti dall'Unione Europea (-1,47%). Tra i concorrenti dell'Italia l'unico che ha evidenziato una progressione a valore è stata la Spagna, con un +1,95% mentre le esportazioni verso il Regno Unito di altri Paesi come l'Olanda, la Francia, l'Irlanda e la Germania hanno subito un calo significativo.

Per il 2021 la Brexit, partita il 1° gennaio di quest'anno, ha fatto registrare un'iniziale brusca battuta d'arresto: a gennaio le importazioni italiane sono arretrate del 12,8%, mentre a febbraio si è registrata una sostanziale stabilità (-0,4%), in un contesto di calo generalizzato. Si tratta di segnali comunque incoraggianti, a dimostrazione che l'interesse verso la qualità dell'offerta di origine nazionale da parte del mercato britannico resta forte.

"Analizzando i dati relativi agli scambi dei primi due mesi del 2021 – spiega a Osservatorio Food Antonietta Kelly, Trade Analyst di ICE London Office – si assiste a un andamento negativo. Tuttavia, nonostante la flessione, le performance dell'export italiano in Gran Bretagna sono nettamente migliori rispetto a quelle degli altri Paesi europei. Le vendite a valore, del resto, riportano un calo del -7,47%, mentre Spagna e Francia, riscontrano rispettivamente contrazioni del -12,16 e del -16,96 per cento. E, ancora, Olanda, Irlanda e Germania accusano perdite che si aggirano intorno a -30%.

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