Intervista ad Andrea Pietrini, chairman YOURgroup

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Intervistiamo Andrea Pietrini, chairman YOURgroup, prima società italiana di advisory operativa C-Level a introdurre nel nostro Paese il concetto di fractional executive e autore del libro “Fractional manager. Una nuova professione per aziende che evolvono”, edito da Egea, la casa editrice della Bocconi.

Buongiorno Andrea, lei ha appena dedicato un libro al fractional manager, può spiegarci i tratti fondamentali di questa nuova figura professionale?

Buongiorno e grazie per l’opportunità. Quello “fractional” è un modello di supporto manageriale fatto di professionisti di qualità e di esperienza, particolarmente adatto ad aziende familiari che si trovano in fase di evoluzione e non hanno – o non hanno ancora - un management strutturato. Il manager opera in azienda due o tre giorni a settimana, rendendo la sua prestazione una formula intermedia tra un supporto manageriale con qualche sfumatura di consulenza, fatta sempre tuttavia con taglio molto operativo. I vantaggi per le aziende sono la flessibilità e i costi: flessibilità perché l’azienda può utilizzare il tempo del manager in maniera più sartoriale ed efficiente, e di conseguenza i costi, perché un fractional executive, essendo utilizzato per un tempo più breve, a parità di efficacia, ha minore impatto sul conto economico aziendale.

YOURgroup è la prima società italiana di fractional manager, da lei fondata dieci anni fa. Cosa fa e quali servizi fornisce?

Per ogni area chiave dell’azienda YOURgroup offre un supporto operativo “on site” erogato da un team di fractional manager con lunga esperienza aziendale in società leader. I nostri manager vengono selezionati attraverso un complesso processo interno, composto da cinque diversi colloqui con senior partner e da test psicoattitudinali sulle competenze “soft” (Big Five personality test). Il rigore e l’attenzione nella selezione dei partner ci hanno permesso in questi dieci anni di creare un vero e proprio “hub” di competenze, formato da 8 team di più di 250 specialisti fortemente motivati e coordinati.

Immaginiamo che il fractional executive possa essere un buon modo per introdurre figure C-level nel mondo industriale del vino a costi sostenibili. Che caratteristiche dovrebbe avere una impresa vinicola, in termini dimensionali ed organizzativi, per poterne beneficiare?

Il modello fractional, proprio per sua natura, si adatta molto bene a molti tipi di organizzazione, a volte anche di dimensioni piccole. Credo che le caratteristiche più che di dimensione, siano legate alla progettualità dell’azienda, che di solito è in una fase di cambiamento e necessita di competenze nuove. Se penso al tema vino, mi vengono in mente, ad esempio, l’internazionalizzazione o la gestione dell’area finanziaria, per sostenere la fase di sviluppo in presenza di cicli economico produttivi molto lunghi o ancora, il passaggio generazionale, dato che le imprese vinicole hanno spesso tradizioni pluriennali, se non addirittura centenarie, e il tema si pone spesso.

Il vino italiano è ormai divenuto il biglietto da visita del Made in Italy nel mondo, dal suo punto di osservazione come vengono visti gli imprenditori italiani all’estero?

L’Italia ha una grande reputazione all’estero, soprattutto su queste tematiche. Non per nulla i marchi italiani anche del vino vengono spesso imitati – si pensi al Prosek -, perché percepiti come di grande valore. Non per nulla tutto il food è una delle famose “tre F” del Made in Italy e per questo motivo le aziende non solo si dovrebbero proteggere dalle mire di gruppi stranieri acquisitivi, ma diventare al loro volta acquisitive. Per farlo devono però puntare su gestioni manageriali e processi innovativi da implementare con rapidità.

Si dice che le crisi, in questo caso quella economica, nascondono sempre delle opportunità di cambiamento. In termini generali, intravede qualche opportunità da cogliere nell'attuale contesto post-pandemico?

Io ci credo, perché YOURgroup nacque dieci anni fa, come yourCFO, fa dalle conseguenze della crisi Lehman Brothers. Per questo vedo grandi opportunità di provare a sperimentare nuovi modelli di business più digitali, nell’introdurre tematiche di sostenibilità, nel ripensare il proprio business in ottica internazionale. “Mai sprecare l'occasione di una grave crisi, dà l'opportunità di fare cose che non avresti potuto fare prima”. Questa frase, attribuita a Rahm Emanuel capo di gabinetto di Barak Obama è un mio mantra e rappresenta bene il mio pensiero.

Tornando al vino, per concludere, qual è il suo preferito?

Io sono spezzino e il vino che per me, sin da piccolo ha sempre rappresentato “il mito” è lo sciacchetrà delle 5 Terre che ho bevuto pochissime volte, quando “quasi come una reliquia” ce lo regalavano alcuni amici di famiglia produttori di questo nettare e ai Natali non si aspettava che di aprire questa rara bottiglia. Bei ricordi legati al vino, che ha sempre un grande fascino.

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