Intervista ad Angelo Deiana, Presidente Confassociazioni

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Intervistiamo Angelo Deiana, Presidente Nazionale di Confassociazioni, di ANCP, Associazione Nazionale Consulenti Patrimoniali e di ANPIB, Associazione Nazionale Private e Investment Bankers. Deiana è considerato uno dei maggiori esperti di economia della conoscenza e dei servizi finanziari e professionali in Italia.

Cnnfassociazioni è una grande Confederazione di associazioni di professionisti e imprese con oltre 700 organizzazioni confederate. Quali obiettivi si pone?

Siamo una grande community di business e solidarietà, e il soggetto di rappresentanza unitaria delle Associazioni, delle Imprese, dei Professionisti e del Terzo Settore, in Italia ed in Europa. Nata nel luglio 2013, Confassociazioni raggruppa ad oggi 715 organizzazioni professionali tra soggetti di primo e secondo livello che riuniscono più di 1 milione e 240mila iscritti, di cui circa 211mila imprese (con dimensione media pari a 5,1 addetti). Rappresenta una parte fondamentale del sistema nervoso dell’economia italiana che genera il 9% del PIL del Paese e il 21% se si considerano le imprese collegate.

Tra i vari settori confederali, riportati sul sito, troviamo “Confassociazioni Tourism, food & hospitality”, qual è il suo pensiero riguardo al recente fenomeno dell’Enoturismo?

Per noi di Confassociazioni e per noi italiani è un mondo strategico perché l’enoturista studia a fondo il territorio di provenienza del vino attraverso l’esplorazione dei sapori e dei profumi, delle tradizioni e dei costumi propri dei luoghi di produzione. Tutte caratteristiche che fanno dell’Italia il Paese ideale per percorsi suggestivi ed emozionanti. Quindi, grande appeal per i turisti e grande business per il nostro mondo turistico.

Alla sua Confederazione possono associarsi anche le imprese. Che caratteristiche dovrebbe avere una impresa vinicola, in termini dimensionali ed organizzativi, per poterne beneficiare?

Come dicevo, siamo innanzitutto una grande community di business e, dunque, promuoviamo i nostri associati a tutti i livelli cercando di contribuire alla loro crescita con occasioni di visibilità, marketing e promozioni sui mercati nazionali e internazionali. Ciò vale tanto più per il settore del “Made in Italy” di cui le nostre imprese vitivinicole sono un vanto globale. D’altra parte, il vino è ormai divenuto il biglietto da visita del nostro Paese nel mondo. In questo ambito, fare rete in organizzazioni come la nostra può aiutare gli imprenditori del settore a sviluppare il loro business all’estero, anche attraverso la messa in comune delle “best practices” che conosciamo a livello globale.

Si dice che le crisi, in questo caso quella economica, nascondono sempre delle opportunità di cambiamento. In termini generali, intravede qualche opportunità da cogliere nell'attuale contesto post-pandemico?

Durante le fasi più acute della pandemia, quando le filiere globali sembravano interrotte, qualcuno ha affermato che eravamo entrati in una fase di deglobalizzazione. Ma è difficilissimo tornare indietro. Anzi: è stata proprio la pandemia che ha accelerato lo sviluppo delle nuove architetture sociali generate dalla platform economy. La grande lezione pandemica è lo sviluppo delle piattaforme a rete ed il fatto che il numero delle persone che creano e condividono contenuti grazie all’utilizzo massiccio delle reti è aumentato in maniera esponenziale. I dati e la data driven economy sono il nuovo petrolio del futuro. E questo vale per tutti i players, imprese vitivinicole e turistiche comprese.

Il passaggio generazionale, anche nel mondo del vino, è sempre reso difficile dai rapporti familiari. E’ possibile, dal suo punto di vista, gestire meglio questa delicata fase?

Si tratta di una fase molto complessa per la molteplicità di interessi che mette in gioco: personali, familiari, patrimoniali, aziendali e anche affettivi. E’ una piccola rivoluzione dove non è semplice trovare equilibri. E questo tanto più nel nostro Paese dove il 70% delle imprese è ancora di prima generazione: un buon 60% di queste dovrà affrontare questo momento, a volte doloroso, nei prossimi 3-5 anni. Noi di Confassociazioni pensiamo che si potrebbe ragionare sulla costruzione di un Fondo per il Passaggio Generazionale che aiuti tali imprese a facilitare una transizione di cui le banche spesso non vogliono e non si possono occupare. Un grande fondo di private equity in grado di collaborare a rete con il sistema bancario per liquidare famiglie e imprese che possono fare il passaggio generazionale ma hanno bisogno di finanziamenti e equity per riequilibrare le logiche familiari, favorire possibili management buy-out, consentire il salto tecnologico e/o di internazionalizzazione in aggiunta agli incentivi già previsti dallo Stato.

Tornando al vino, per concludere, qual è il suo preferito?

Una domanda a cui è difficile rispondere perché i vini italiani sono straordinari ed è complesso trovarne uno senza fare torto ad altri. Però un posto nel mio cuore c’è: io sono un fan accanito di un vino piemontese, l’Arneis Blangé Ceretto, un bianco morbido prodotte sulle colline del Roero nella zona di Alba, un vino fresco, con mineralità e fragranze profumate, che si beve con tanti cibi e che rappresenta un punto cardine delle mie giornate di relax.

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