Intervista a Riccardo Ricci Curbastro, Presidente FederDoc

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Riccardo Ricci Curbastro
,Presidente di FederDoc, enologo, dal 1978 si occupa della propria azienda agricola vitivinicola, la Gualberto Ricci Curbastro e Figli, a Capriolo in Franciacorta nella quale ricopre gli incarichi di amministratore e responsabile del marketing e produzione e dell’azienda agricola Rontana, recentemente realizzata sulle colline di Brisighella.

Iniziamo dalla situazione attuale del mercato italiano del vino. Cosa stiamo facendo e cosa potremmo fare...

Possiamo certamente delineare una situazione stabile e positiva, confermata dai primi dati che ci arrivano per questo 2021: nel corso del tempo abbiamo costruito un rapporto di fiducia con i consumatori garantendo origine, tracciabilità e qualità dei vini a Denominazione. Le Denominazioni di Origine che hanno avuto un ruolo chiave per le imprese italiane, consentendo a queste ultime di conquistare nuovi spazi in tutti i segmenti del mercato. Le vendite presso la GDO sono cresciute ulteriormente (+73% circa in valore – Osservatorio Wine Monitor Nomisma) e prosegue l’aumento esponenziale dell’e – commerce (+144,5% per i vini fermi e frizzanti e +198,6% per gli spumanti – dati Nielsen), divenuto ormai uno strumento abituale del consumatore per acquistare le proprie scorte di vino. Anche sul piano internazionale abbiamo margini di crescita: le importazioni di vino italiano stanno aumentando sorprendentemente in Cina (con la perdita della leadership australiana) +8 % in valore, in Russia +17,4% e si sta affermando un nuovo mercato molto dinamico, la Corea del Sud, con una crescita del 99%. La filiera ovviamente guarda costantemente al futuro. Occorre consolidare i risultati e investire, ad esempio, sui canali di vendita digitali e la relativa rete di distribuzione. Va ripensata la formula della promozione e informazione presso il consumatore, affinché sia in linea con le politiche europee, fortemente restrittive nei confronti delle campagne promozionali dedicate al prodotto vino. Le basi per un ripensamento, sia dal punto di vista produttivo che riferito alla corretta informazione presso il consumatore, sono state avviate e sono il nostro progetto principale: l’emergere della questione climatica ci ha spinto a riflettere su quali strumenti si rendessero necessari per affrontarla, consapevoli che da questa sfida dipendono tanto gli equilibri a lungo termine del pianeta, quanto quelli a medio termine delle imprese. Dobbiamo fare della sostenibilità il pilastro delle politiche di settore. E questo è quello che il mercato chiede sempre di più, anche a livello nazionale. Questa consapevolezza ha spinto alcuni anni fa FEDERDOC e Gambero Rosso, in partnership con altri soggetti, a dar vita ad Equalitas, una società con il compito specifico di predisporre uno standard di sostenibilità su misura della filiera vitivinicola. Qualità, tracciabilità e sostenibilità quindi sono indubbiamente i temi dell’immediato futuro, ma solo le denominazioni e le imprese che sapranno integrare queste tre dimensioni riusciranno ad adattarsi al nuovo contesto.

Il vino italiano è ormai divenuto il biglietto da visita del Made in Italy nel mondo, come vengono visti gli imprenditori italiani del vino all’estero?

Noi possiamo certamente definirci gli ambasciatori della cultura enologica italiana nel mondo. Rappresentiamo un unicum per varietà e ricchezza nell’offerta, nonché per numero di Denominazioni. Una realtà complessa e a volte difficile da comunicare nella sua interezza: la resistenza all’ aggregazione delle nostre imprese e la mancanza di un coordinamento istituzionale nelle campagne di promozione non aiuta il consumatore ad apprezzare tutte le sfumature del panorama vitivinicolo italiano. La sfida è questa: un passaggio evolutivo tanto nella cultura organizzativa dell’impresa, quanto in quella dei Consorzi che consenta di presentarci e rappresentarci come espressione autentica di Paese a forte vocazione vitivinicola di qualità, con tante declinazioni territoriali, accomunate da cultura, tradizione e origine.

Cosa consiglierebbe ad un giovane che volesse oggi confrontarsi con il mondo del vino?

Anche qui, un salto di qualità è il benvenuto. Alla preparazione e allo studio, alla approfondita conoscenza della produzione vinicola italiana e soprattutto della complessa realtà delle Denominazioni, credo che i giovani debbano affiancare la consapevolezza degli obiettivi. Che, come abbiamo detto sopra sono indissolubilmente collegati ai grandi temi dell’ambiente e della sostenibilità. Il contributo di idee nuove, entusiasmo, metodiche innovative, da sempre caratteristiche della giovane età, deve integrarsi con questa consapevolezza. Aggiungerei anche la capacità di lavorare in squadra per individuare sinergie e linguaggi comuni attraverso i quali far crescere il nostro patrimonio vitivinicolo nel mondo.

Si dice che le crisi, in questo caso quella economica, nascondono sempre delle opportunità di cambiamento. Intravede qualche opportunità da cogliere nell'attuale contesto post-pandemico?

La crisi ha tracciato anche delle linee positive da seguire. Le opportunità che ci si presentano non sono poche: la ricerca di nuovi strumenti di comunicazione per la promozione dei nostri prodotti, una maggiore attenzione nella selezione e diversificazione dei canali distribuitivi, il potenziamento delle strutture ricettive nell’ambito dell’enoturismo. Tutti fattori che ben utilizzati potranno reindirizzare il comparto e contribuire ad una ulteriore crescita. Passando poi al contesto post pandemico, in termini di sentiment generalizzato, assistiamo ad un aumento della sensibilità per la sostenibilità ambientale e la sicurezza. Un valore perseguito, come già detto, dal nostro sistema che mostra un appeal ancora maggiore a seguito dei recenti scenari.

Su quali settori, collegati al vino, in espansione attuale o futura, consiglierebbe di puntare ai giovani?

Senza dubbio punterei sulla sostenibilità e qualità della produzione. In ogni aspetto della filiera. Avendo questo fondamento come base di partenza, qualsiasi ambito del comparto è approcciabile con competenza, consapevolezza e responsabilità.

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